Tutela
della biodiversità animale in Sicilia. La difesa del cavallo indigeno siciliano.
Scheda anagrafica del cavallo siciliano indigeno
Immagini cavalli indigeni siciliani
Prefazione
L'odierno "cavallo siciliano indigeno", il cui possesso ed allevamento, è stato detenuto nel passato sia dal piccolo, sia dal grande allevatore di campagna disperso, dimenticato nelle vaste aree della nostra Regione, in particolare nella parte interna della Sicilia, trae la ella origine da tempi molto antichi.
Fondamentale rimane la sua conoscenza per rilevarne la grande qualità genetica ereditata dal miglior sangue dei cavalli dei Re.
Un enorme lavoro ed uno studio accurato si sono svolti per individuare stalloni fattrici e puledri sparsi nell'isola, affinché si possa procedere al riconoscimento di "razza" e all'instaurazione di un registro genealogico del suddetto cavallo.
In un territorio ricco di bellezze naturali, la cui tradizione storica è fra le più antiche della nostra penisola, in cui il turismo agreste svolge un ruolo preminente, con un suolo ad elevata fertilità e una ricca vegetazione erbacea da cui deriva l'industria zootecnica (fra cui anche quell’equina), il settore equestre resta penalizzato.
Pur tuttavia il
settore equestre rimane privo della "razza del cavallo siciliano" proprio della
cultura stoica di questa bellissima terra.
Il "cavallo siciliano indigeno "per i suoi attributi specifici e definiti nei parametri della .zootecnia, deve essere rivalutato, protetto dall'estinzione e soprattutto meritare, giustamente e stoicamente, il riconoscimento di "razza "peculiare della nostra terra.
Il "cavallo siciliano ",godette nell’antichità di gran fama.
La Grecia, nota in tutto il mondo per la superiorità dei loro cavalli, riconobbe l'eccezionalità del cavallo siciliano, ammirato per eleganza, velocità, resistenza su tutti i campi da corsa, non solo della Sicilia ma della stessa Grecia, al punto da destarne invidia.
E' nel VII secolo A. C. che la produzione del "cavallo siciliano"; a base asiatica, raggiungerà un livello floridissimo, tale da rendere questo cavallo superiore ai cavalli del mondo ellenico.
La fama del "cavallo siciliano" continuerà sotto la dominazione romana per circa 800 anni in Sicilia, tanto che, tra le razze equine italiane sarà elogiato per la forza il brio e la resistenza.
Negli
scritti di Vegezio "Razze Equine del V Secolo dell'era volgare" troviamo: "...per
la bontà ed attitudine del Cavallo Siciliano alla sella ed al circo ".
Su questa base di cavalli di piccola taglia ma dalle forme armoniose, si formerà, nel secolo IX d. C , il più importante allevamento arabo d'Europa, con l’importazione di 20.000 fattrici orientali, provenienti dall'Africa settentrionale; famosa la razza cavallina d'Agrigento creata con riproduttori degli emiri arabi.
Nel 1072, l'introduzione di stalloni germanici, da parte dei normanni, porterà influenza benefica su tutta la popolazione cavallina siciliana.
L’incrocio di cavalli normanni, dalla corporatura molto pesante e robusta, con le più esili fattrici siciliane a base orientale, darà luogo ad un soggetto a struttura germanico-orientale, che nel periodo del grande Federico di Svevia sarà adoperato per la rinomata arte della caccia con il falco ed il ghepardo.
Nel secolo XIV, l'incrocio con il cavallo spagnolo renderà il cavallo siciliano più elegante, superiore di statura, distinto; sarà questo il periodo aureo del "cavallo siciliano indigeno" che., sotto la dominazione Aragonese (1285-1515), diventerà il cavallo più ambito presso le illustri corti europee; in Sicilia sorge il più grande centro d'esportazione per l'Europa.
Nei secoli XIV, XV e XVI navi cariche di "cavalli siciliani" (con marchio spagnolo) salperanno dai pori della Sicilia per l'Inghilterra, la Francia, il Portogallo e perla stessa Spagna.
In Inghilterra, i cavalli siciliani erano conosciuti come cavalli Spagnoli e saranno utilizzati per- la creazione del puro sangue inglese.
Grazie
all'intelligente indirizzo di molti aristocratici siciliani, nell'uso di buoni
riproduttori (cavalli spagnoli, saraceni, turchi, la produzione equina siciliana
andò sempre più perfezionandosi e tra il secolo XVI e XVII giungerà al più alto
grado d'eccellenza ed abbondanza.
Le relazioni diplomatiche, tra i potenti principi della Sicilia con le fiorenti corti dell'Italia settentrionale, faranno giungere il cavallo siciliano nelle scuderie dei Gonzaga, dei Visconti e dei Farnesi.
Nel palazzo ducale di Mantova troviamo la prima sala tappezzata di quadri raffiguranti cavalli siciliani.
Nel 1424, saranno reclutati a Castelbuono 100 cavalli siciliani e' tra feriti nelle scuderie del Gonzaga
Nel 1500, Leonardo da Vinci disegnerà i cavalli siciliani nelle scuderie del principe Farnese; la corona d'Inghilterra acquisterà 100 cavalli siciliani e 40 muli per migliorare il sangue inglese.
La notevole versatilità e l’alta qualità genetica hanno, sempre, reso il cavallo siciliano idoneo a varie discipline equestri, in particolare il dressage.
Famosa sarà, nei secoli XVI, XVII, XVIII, "l'Accademia della Stella "fondata nel 1595 a Castelbuono, da Giovanni III, Principe di Castelbuono.
Essa diede vita al prestigioso "Ordine dei Cavalieri della Stella"; e fu diretta da istruttori di gran fama: primo, fra tutti, il napoletano Federico Grisone (il maestro dei maestri); seguono, Antonio De Pluvinel, maestro di Luigi XIII; Salomon De La Brue, che introdurrà l’addestramento dolce rifacendosi ai trattati di Senofonte; Prospero D'Osma, maestro dell'Accademia reale della Regina Elisabetta I.
Verso la fine del 1600, il decadimento economico, le lotte interne, la politica sfruttatrice dei rapaci dominatori, impoveriranno ed immiseriranno l'intera isola, con effetti deleteri.
Le ultime mandrie su cui s'interverrà per un miglioramento genetico saranno quelle del Principe di Belmonte, del principe di Butera, del principe di Cutò, del barone Colluzio e del marchese Artale.
Verso la metà del 1700, per intervento di Carlo III, Re del regno delle due Sicilie, l'allevamento del cavallo siciliano comincerà a rifiorire.
Sarà proprio Carlo III a creare l'Haras di Persano (Sa) e l'haras di Tresanti (Puglia).
Il suo successore, Ferdinando I, impianterà l'haras di Ficuzza (Corleone) denominato Real Razza di Ficuzza ed erigerà un grande fabbricato: la Reggia di Ficuzza.
Da essa usciranno importanti stalloni che influenzeranno, per lungo tempo e sino al 1860, la popolazione equina siciliana.
Il
sovrano, a tal scopo, fece pervertire a Ficuzza pregiati stalloni orientali,
spagnoli, morelli, dalle scuderie reali della Spagna.
Con l'unificazione della Sicilia all'Italia (1860), le mandrie della Real Razza di Ficuzza saranno prevalentemente trasferite nella fascia Nebroidea e Madonita; qui si darà luogo ad un lungo periodo di riproduzione, non solo privato ma principalmente pubblico, sotto l’egida del deposito stalloni di
Catania, fondato nel 1867.
Nella più estrema parte orientale dell'isola, illustri allevatori quali, il principe Grimaldi il marchese Maiorana, il cavaliere Favacchio, ecc., tenderanno ad incentivare l’allevamento dell’A. A. Siciliano, del P. S. O. del P. S. A.
Mentre, nella fascia interna, nell'alta collima ed in montagna per opera del barone Lipari, Salomone di Mistretta, dei baroni Falco e Cirino di Nicosia, del marchese Pottino di Petralia, ecc.,, si tenderà a produrre un tipo d'animale più consono all’ambiente rurale alla vita pastorale, al rifornimento quadrupedi dell'esercito.
Qui, erano allevati i "cavalli siciliani indigeni" e, l'incremento ippico di Catania inviava i produttori tipici, i quali erano, gli stalloni siciliani di Ficuzza.
Col passare degli anni, l'interesse per il "cavallo siciliano indigeno" andò sempre più scemando per il mutare dei tempi, per l'intervento d'eventi che venivano a modificare il nostro sistema di vita, di lavoro, e di questo cavallo si sentirà parlare sempre meno.
E' stato agli inizi degli anni '90 che, un gruppo di appassionati dell'ippologia ha ripreso lo studio e la ricerca su quest’animale, ha condotto una serie d'escursioni per i vasti territori della Sicilia, ha visitato numerose aziende, preso contatto con numerosi proprietari e allevatori, ha realizzato parecchie vetrine e mostre sul "cavallo siciliano indigeno" (Alimena, Nicosia, Ficuzza, ecc.), ha organizzato conferenze e dibattiti; ha iniziato a redigere un registro anagrafico personale.
II 04/07/2000 è stato costituito il "C.I.S."Associazione Regionale per il cavallo indigeno Siciliano, con sede in Castel di Tusa (ME) -piazza Castello n.14.
Una tappa storica che vede una razza equina, già in via d estinzione, trovare una meritata e consona sistemazione oltre che .zootecnica, anche storica e culturale.
In questa razza si trova tutta la storia ed il passato della Sicilia, un bene da recuperare, un valore che
appartiene a tutti i siciliani.